The Nutries – Bombe Sospese In Pausa Nel Cielo

 

Da oggi è disponibile sulla pagina di Italian Extreme Underground (Che vi consigliamo di tenere tra i preferiti vista la grande selezione di musica estrema che propone) “Bombe Sospese In Pausa Nel Cielo“, il nuovo singolo dei Dirty Hardcore Punk The Nutries.

Il Video è stato realizzato dalla videomaker Diane Lindo, Toronto.

Questo singolo è stato rilasciato sul loro bandcamp a fine Marzo, dopo quasi un anno di pausa dal precedente lavoro “Nuova Vita” che abbiamo recensito sulle nostre pagine digitali (Troverete il link alla fine della pagina) e dimostra la crescita musicale della band e una impronta Metalpunx sempre più marcata.

Bombe sospese in pausa nel cielo, Che non toccheranno Mai terra.

 

Buon Rumore

 

Facebook: https://www.facebook.com/TheNutriesPUNX/

Bandcamp: https://thenutries.bandcamp.com/

Recensione “Nuova Vita”: https://scagliedirumore.wordpress.com/recensioni/the-nutries-nuova-vita/

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Best Italian Stallon 2017

Allora erano due anni che questa rubrica non veniva riesumata ma ci siamo sentiti in dovere di farlo perchè questo 2017 ha visto uscire dischi favolosi che però nessuno si è filato…. questo perchè la musica è bella ma poi basta un video girato bene e i social network e chiunque può entrare in qualsiasi classifica. Nel nostro caso essendo label abbiamo deciso di non inserire le nostre uscite in questa classifica (anche perchè avrestre trovato solo quelle, ovvio che le nostre uscite ci sembrano le più fighe altrimenti perchè le stamperemmo scusate?) abbiamo invece lasciato le coproduzioni anche per correttezza verso le altre label che hanno partecipato. Prima di partire visto che nelle edizioni precedenti in diversi mi avete segnalato che non è scritto correttamente il titolo vi rispondo: LO SO CHE IL TITOLO DI QUESTA RUBRICA E’ SCRITTO SBAGLIATO MA NON MI INTERESSA UN CAZZO, E’ SCRITTO SBAGLIATO PER RICORDARE A VOI ITALIANI PERCHE’ GUARDATE I CINEPANETTONI.

01) MuD – The Sound Of The Province

Il disco della rinascita dei nostri amici MuD con il loro Sound Of The Province. Sono successe un sacco di cose nell’ultimo anno e questo ha influenzato, cambiato e maturato i nostri Genziana Boyz che tornano con un disco più personale e più completo. In breve immaginate gli Slayer versione abruzzese e avrete il nuovo lavoro dei nostri.

Disco pazzesco e non vedo l’ora di sentire i nuovi pezzi live.

 

02) Kalashnikov ‎– Romantic Punk

Cosa posso dire su di loro? Da quando sono nati nel 1996 sono stati dei pioneri nella scena punx e Romantic Punk è il termine giusto per definire la loro musica: new Wave, Post-Punk, Punk Hardcore loro sono tutto questo e niente di tutto questo sono semplicemente il Kalashnikov Collective con le loro storie fatte di amore, amore inteso come scappare, infrangere la legge e scrivere da soli un lieto fine che possa funzionare in questo mondo senza trama.

3) The Seeker ‎– Malaya

Veloce. Il disco dei milanesi è una scheggia impazzita di pura rabbia punk hardcore. Pezzi portati al massimo e una durata a brano che non supera i due minuti. Ibrido D-beat/Fastcore che sa esattamente cosa fare: In poco tempo devono sputare in faccia all’ascoltatore montagne di odio e lo fanno alla massima potenza. Milano Fast Punx.

 

4) The Nutries – Nuova Vita

Realtà locale che dal 2010 ha fatto dell’attitudine hardcore punk e l’impatto grezzo e diretto la loro ragione di vita. Negli ultimi anni la band si è evoluta molto trovando in questo “Nuova Vita” la formazione e l’espressione perfetta: veloci, chitarroni metalpunx e nichilismo vomitato in faccia. Nuova Vita alza l’asticella dello “Stile roditore” ai massimi livelli e a differenza di tantissime band la potenza che sentite in questo disco vi viene esplosa in sede live, provare per credere.

5) Straight Opposition – The Fury From The Coast

Non sono mai stato un amante dell’hardcore nel senso più puro del termine ma la band abruzzese ha saputo farsi strada nel mio cuore con il loro hardcore in bilico tra old e new school. Voce abrasiva, sezione ritmica impeccabile, cori azzecatissimi che ti entrano subito in mente… con queste credenziali hanno confermato la loro padronanza del genere e sono riusciti a farlo piacer persino a uno come me. Adrelina e furia dalla Pescara Hardcore, disco da avere a tutti i costi.

6) Ebola & Cannibe – We’ll Just Have To Acclimatize Ourselves To The Post Cannibal Era

Intanto è uno split 3″ minicd e solo per questo è già un capolavoro se poi metti insieme le leggende Ultracore bresciane Ebola e la istituzione goregrind sarda Cannibe hai già capito che il disco è estremo e spettacolare, aggiungici il fatto che è benefit per il CAMAP – Collettivo Antipsichiatrico Camuno – e hai 12 cannonate grind che non lasciano scampo. Come ci ricordano sempre i nostri amici “Il Vero Degrado E’ L’Abitudine Al Vivere”.

 

7) qqqØqqq – Burning Stones Of Consciousness

Questo disco è entrato in last minute nella Best (uscito ufficialmente ai primi di dicembre) ma mi ha colpito subito. Melodie, synth, chitarre distorte di scuola post-rock evocano suoni potenti e malinconici, quattro brani monolitici e trascendenziali. Potrei vivere di solo grindcore e noisecore ma quando escono sperimentazioni cosi ben curate non passano inosservate. Minimalisti del silenzio direttamente da Venezia.

 

8) Death On/Off – Criminal Exhibition: Discography 2012 – 2015

 Criminal Exhibition racconta tutta d’un fiato una storia forgiata da cinque grinder ferraresi specializzati nel maciullarvi i timpani a suon di puro e semplice grindcore. Potrei stare qui a scrivere un sacco di cose ma in sette anni questi ragazzi sono cresciuti fino a imporsi come uno dei nomi di punta della scena estrema nazionale. Prendete nichilismo, tecnica e personalità, fatevi prendere dall’odio e infilate tutto in poche battute. Questi sono i Death On/Off.

9) Repressione – Col Sangue Agli Occhi

Questi ragazzi li conosciamo dalla loro precedente pubblicazione e con “Col Sangue Agli Occhi” hanno affinato le loro potenzialità per fare uno dei dischi punk hardcore impegnato più bello degli ultimi anni. In questi undici brani puoi sentire tutte le influenze della band (dal crust al powerviolence, dal punk hardcore al fastcore) imprezziosite con collaborazioni fantastiche del panorama underground italiano che riapre gli occhi a chi lotta ogni giorno e gli ricorda di non arrendersi perchè non è solo.

 

10) L.UL.U – We’re About To Throw Up!

A quanto pare a Milano hanno fretta. Come i loro compaesani The Seeker il trio Lulu gioca tutto sulla velocità ma lo fa in chiave più powerviolence. Sono aggressivi, scaricano blast a profusione e sanno trasmetterti la stessa scarica di adrelina che si può privare prima di una rissa, è difficile da spiegare a parole come sensazione ma vedrete che una volta ascoltati capirete cosa dico.

 

Questi per noi (Dr. Zeta, Dj Flash, PandHaus e Luna) sono i dischi che sono piaciuti di più nella nostra redazione, personalmente ci terrei a sottolineare anche il 7″ Disdegno dei grinder romani Tsubo e lo split “Italiani Sempre Rumore” tra i grinder campani One Day In Fukushima e la grind noise band Intravenous Poison (prodotto dai nostri amici/fratelli M.A.D. Productions) rimasti fuori da questa classifica per poco.

Presto torneranno le recensioni e gli articoli, ormai la notte è diventata la nostra compagna nell’aggiornare questo piccolo blog che arriva al suo quarto anno di vita.

 

Buon Rumore

 

Invecchiare, riempire i passi di silenzio e Ian Fleming

Invecchiando, oltre ai dolori e acciacchi causati da anni di working class e un tempo di reazione alle sbronze fottutamente più lungo, sviluppi un modo di vedere e percepire le cose diverso.
Poco tempo fa in macchina insieme alla mia dolce consorte mi sono trovato bloccato nel traffico, tra la noia della colonna e la voglia di qualcosa da ascoltare per non far esplodere la rottura di coglioni che era ai suoi massimi livelli ho chiesto alla mia lei di prendere un cd dalle infinite pile della macchina e mentre lei leggeva i titoli come una banditrice e io rispondevo come un vecchio acido ne esce con “casino Royale, Io e la mia Ombra“.
Lo so non si direbbe ma i Casino Royale mi hanno sempre incuriosito come progetto: partiti come crew ska/reggae negli anni hanno avuto una costante evoluzione fino a rilasciare nel 1993 Dainamaita e nel 1995 Sempre più vicini, entrambe per la Black Out, Sub-Label italiana della Polygram nata nei 90 grazie a Giuseppe Galimberti con l’intento di promuovere musica italiana “alternativa“.
Lo so che molti sorrideranno a questa affermazione ma all’epoca internet non c’era e registrare un disco fatto bene richiedeva soldi, talento e buone capacità musicali (cose che oggi sono rare) e all’epoca la Black Out rilasciò Verdena, Ritmo Tribale, CSI, Modena City Ramblers, Africa Unite e (questa è per pochi intenditori) Neffa & I Messaggeri Della Dopa.
Tornando a noi tutti i gruppi sopracitati non mi sono mai interessati ma i Casino Royale erano diversi, togliendo “Soul of Ska“, “Jungle Jubilee” e “Ten Golden Guns” che sono prettamente ska e reggae cantati in inglese nel 93 “Dainamaita” era davvero strano per quei tempi. Testi in italiano, chitarre distorte, fiati, scratch, contaminazioni Hip hop, dub, un rock molto influenzato dalla black music e a mio parere testi tra i più belli mai scritti dai milanesi (“sfioro il suo corpo con un dito, è mattino ed il sogno è svanito…“) il tutto sicuramente influenzato anche dalla partecipazione di DJ Gruff dei Sangue Misto.
Poi arriva “Sempre più vicini” nel 1995, prodotto dall’inglese Ben Young (Massive attack, Bisca) dove non solo c’è una maggior definizione dei suoni e una particolare attenzione all’armonia del tutto ma soprattutto raggiungono il giusto equilibrio tra reggae ed elettronica, venature rock imbastardite di R ‘n’ B e trip-hop (tra i primi nella penisola a cogliere la corrente trip-hop e reinterpretarla secondo i proprio canoni).
Non mi cimento nei lavori usciti dopo perchè CRX è troppo drum and bass per i miei gusti, Protect me e In My Soul Kingdom sono singoli, Reale è un mix di break-hop e funky-dub che a conti fatti non sa di niente, Not in the Face è un remix dub e Royale Rockers: The Reggae Sessions sono i pezzi dei Casino rifatti in chiave roots-reggae anni settanta. “Io e la mia Ombra” al momento teniamolo da parte perchè dobbiamo aprire una questione a parte.
Il problema era che nonostante fossi affascinato dal suono dei Casino Royale ascoltai quei due album più e più volte ma senza riuscire a capirli (da buon metallaro cercavo più che altro crossover e con molta probabilità non ho ascoltato quei dischi nel giusto mood) e alla fine furono accantonati e etichettati come “Boh, questa roba non la capisco“. Passano qualche anno e sistemando la stanza rispuntano questi due album, non passavo inno servati perchè “Dainamaita” era registrato sulla versione blu di festival 2000 mentre “Sempre più vicini” su quella rossa sempre dello stesso anno. Decisi di utilizzare i due dischi come colonna sonora per le pulizie casalinghe ma dopo nemmeno venti minuti le pulizie finirono perchè ero davvero rapito dalla musica. Ma come mai non ero riuscito a percepire prima la bellezza di quei dischi? ascoltandoli sentivo perfettamente l’idea della band e la bellezza dell’album era palpabile…allora perchè quando avevo ascoltato i medesimi dischi qualche anno prima non avevo sentito quelle sensazioni? Potevo sentire distintamente il valore del disco ma allora perchè quando li ascoltai per la prima volta non avevo percepito quelle sensazioni?
Semplice: la musica nella sua complessità artistica è astratta, strana e a volte di difficile interpretazione e in alcuni casi le tue esperienze o i tuoi ascolti posso influenzare il giudizio e la percezione finale del prodotto. Mi aspettavo un suono più pesante e quando per la prima volta ascoltai invece di soffermarmi sulla bellezza del disco mi ero concentrato sul fatto che non era presente il suono che cercavo io. Sicuramente nel tempo avevo affinato il mio orecchio, ci mancherebbe, ma contando che iniziavo a scrivere le prime recensioni e le prime cose per fanzine mi lasciò di merda quella scoperta.
A questo punto entra in ballo “io e la mia ombra“.


Erano passati dieci anni da quando avevo scoperto la band e sapere che avrebbero rilasciato un nuovo disco mi faceva piacere e allo stesso tempo, ovviamente, mi incuriosiva. Presi “io e la mia ombra” appena uscito, fuga a casa per buttarlo nel lettore e….niente. Si ok, interessante ma dentro di me era tornato quel “boh” che era nato al primo ascolto della band. Imparando miei errori decisi di mettere da parte il disco, dicendomi di riascoltarlo più avanti. Quel più avanti fu la famosa situazione in macchina con la mia consorte.
Quando il lettore della macchina fece partire il disco ne rimasi fulminato…un lavoro fatto con stile ed eleganza di una band che nella sua esistenza ha saputo maturare una coscienza fatta di proteste e cicatrici mantenendo come sfondo la loro città d’origine, pretesto per raccontare l’incertezza contemporanea dell’uomo urbano attraverso sperimentazione sonora fatta di vecchio e nuovo.
Detto questo, cari lettori, non lasciatevi influenzare dal primo ascolto. Spesso un disco può riservare anima e emozioni se si sa cogliere il giusto tempo per ascoltarlo.

Buon Rumore

 

Gli anni passano gli orizzonti scompaiono

Era da un po che non riuscivo a trovare il tempo di “scrivere” qualcosa sul blog.

Sono pieno di bozze fatte di articoli, recensioni, riflessioni e altre cose ma dovete sapere che ho una stima troppo alta per la scrittura in generale per poter buttare tutto sul blog in maniera approssimativa. Scrivere è una forma di arte molto raffinata e delicata (per questo motivo nella prima frase ho inserito la parola tra le virgolette, in realtà non sono uno scrittore ma un semplice bloghettaro..) e prima di inserire qualcosa nel blog rileggo e rileggo più volte per essere sicuro di non avere inserito errori, parole sbagliate o altre cose. Insomma richiede una certa attenzione e una certa cura e nell’ultimo tempo non sono riuscito a trovare questo tempo, il perchè è molto semplice.

Ricordo ancora il mio primo giorno di lavoro, ottobre 2006. Era una piccola realtà di minuterie metalliche e dovevo occuparmi di macchine a controllo numerico. Lavoravo quasi 10 ore al giorno per 3,59 euro all’ora e vi assicuro che se vi sembrano pochi adesso erano pochi anche allora. Purtroppo però avevo bisogno di lavorare, mi dovevo pagare l’ultimo anno di scuola (avevo ben pensato di farmi bocciare in 5 superiore e mio padre giustamente mi ha dato un calcio in culo e mi ha detto “se vuoi finire la scuola ti paghi l’ultimo anno“) e comunque dovevo campare a fine mese. Da quel ottobre 2006 a oggi mi sono sempre dato da fare, lavorato in varie realtà (principalmente nel settore delle officine meccaniche, carpenteria e macchine a controllo numerico) ma senza dimenticarmi che non sono un numero ma una persona e infatti in alcune di queste realtà ci furono sfuriate, litigate e una o due volte sono volati pugni. Sono cresciuto (in ambito lavorativo) in situazioni dove la solidarietà tra insorti era l’unica arma per non essere inghiottito in un sistema di padroni e numeri. Adesso dopo 10 anni di classe operaia ho trovato una realtà che mi sta offrendo una occasione importante, un qualcosa che chiederà qualche sacrificio al momento ma che potrebbe permettermi di risolvere un po di problemi (economici e non) che mi porto a presso da molto/troppo tempo.

Per questo SDR da un mesetto a questa parte è silenziosa, perchè il lavoro mi sta prendendo tantissimo tempo e a breve dovrò trasferirmi (sempre in zona Padova, che per il sottoscritto è come Rebibbia per Zerocalcare sia chiaro) e il tempo per Scaglie di Rumore aimè resta sempre  poco. Questo non vuol dire che chiudiamo tutto, bandiera bianca e buonanotte al secchio, solo che saremo più sporadici, meno periodici ma sempre attivi.

Stiamo ancora lavorando sulla nostra ADS 8, abbiamo avuto l’onore di stampare i storici Deche Charge in split con i Diddleboro, abbiamo rilasciato la raccolta in tape dei giapponesi Gleamed (una delle realtà sludgecore mondiali più potenti in circolazione) e sono uscite diverse split tape dei nostri concittadini Eddie X Murphy, rispettivamente con i Harsh Noise Movement (UK), Rezeegtnuk (USA) e stasera anche il featuring con la nostra amica Nana, sul quale si stava lavorando da un po’ e che finalmente ha visto la luce.

Abbiamo ancora molte tape in preparazione, non sappiamo ancora quando saranno pronte ma saranno la fine del mondo.

 

Buon Rumore

Dr. Luca “Kela”

SDR Crew

A Denti Stretti, Anni di Hardcore in Italia Vol​.​08: Back To The 90’s

E alla fine eccoci qua.
La tape con box personalizzato, bootleg e tutto il resto uscirà appena pronta ma per il momento eccovi i file audio da sentire, come potete vedere sono 36 contro i 43 brani che avevamo annunciato ma per motivi di spazio abbiamo dovuto ridimensionare (purtroppo avevamo solo 90 minuti).
Prima di caricare qualcosa sul nostro “universoScaglie di Rumore ho il brutto vizio di mettere tutto in tape, prendere il mio caro e vecchio walkman, aprirmi una birra (preferibilmente Moretti) e sedermi sulla panca in giardino. Finito di ascoltare questa compilation ero carico, cazzo trentasei (no dieci o venti) band con trentasei modi diversi di fare punk hardcore. So che potrebbe essere scontato per una compilation ma, vi assicuro, NO! Ultimamente mi è capitato tra le mani svariato materiale underground italiano dove le parole Punk, hardcore, attitudine, Underground, DIY, Musica Indipendente si ripetevano in cotinuazione ma tutti questi argomenti dentro quei dischi o quelle registrazioni non c’erano. In alcuni c’era buona musica, altri erano piatti, monotoni che sapevano di già sentito e altri solo brutti.
Forse a molti suonatori indipendenti italioti è sfuggito un particolare: non è che perchè c’è un ritmo saltellato è punk e questa compilation da quel punto di vista vi regala un grande insegnamento: Per trentasei (ci tengo a sottolinearlo) brani queste band prima di metterci il suono ci mettevano (o ci mettono) idee e attitudine. In alcuni casi è più punk, in altri più metal, in alcuni più melodico e in altri più pesante….ogni band cercava la sua dimensione a livello di suono ma quello che si sentivano dentro è impresso nei lori brani e nei loro dischi. Il risultato sono dischi uno diverso dall’altro ma con un’anima, che ti trasmettono davvero qualcosa. Purtroppo con il tempo il concetto di Punk è stato in parte aglomerato nel mainstream, oggi avere la cresta e portare un giubbotto in pelle con le borchie è normale se non “cool” ma quando lo facevano questi ragazzi no. Quando hanno deciso di fare “Punk Hardcore” lo hanno fatto perchè se lo sentivano dentro non perchè era una moda o perchè si volevano far vedere migliori o diversi ma perchè qualcosa dentro di loro si è acceso ed è per questo che quando mi capita in mano una band x che usa le parole punk e hardcore sciomiottandone i suoni mi sale il veleno perchè è come se sminuisse quello che queste band hanno saputo creare e tramandare.
Con questa compilation spero di poter far capire ai più che il punk hardcore non ha mai avuto un suono ben definito, che non serve copiare a tutti i costi le band hardcore newyorkesi o quelle crust giapponesi per essere punk hardcore ma basta suonare quello che ci si sente dentro. Queste band hanno avuto la capacità di prendere l’eredità della scena punk italiana anni 80, mantenere integri l’attitudine e il messaggio ma facendo evolvere il suono, rendendolo più moderno e più vicino alla loro visione di musica.
Se questa A Denti Stretti ha visto la luce è grazie a l’aiuto di un amici (punx) che hanno voluto aiutarci inviandoci per mail le registrazioni dei loro LP, CD o tape, che nonostante siano a km di distanza (chi in Belgio, chi in Australia) e che siano passati anni dall’ultimo concerto vissuto insieme hanno ritagliato del tempo per mandarci i brani. Grazie a Roberto, Leonardo, Sara, Davide e Marcella per il supporto che hanno dato a questa uscita, forse per questa collaborazione internazionale più sentita che mai. Ci tengo a sottolineare che tutte le registrazioni arrivano dai dischi originali (tra le altre cose il grazie più sentito va a Roberto che si è fatto spedire da Mamma i suoi 7″ da Ferrara in Belgio), avremmo potuto fare a meno ma avrebbe perso di significato.
Detto questo grazie del tempo che ci avete dedicato e del supporto che ci date, speriamo che la tracklist da noi scelta sia di vostro gradimento. Come sempre sarà in free download, ergo potete ascoltare, scaricare e diffondere a profusione.
Concludendo….band italiane, perfavore: se avete attitudine dateci sotto e cercate la vostra dimensione. Se non avete attitudine ma sapete suonare togliete punk, hardcore e tutti questi termini a voi sconosciuti dai vostri dischi perchè avete rotto i coglioni, tanto sti cd li vendete lo stesso.
Con affetto, il vostro Dottore.

Buon Rumore

A Denti Stretti, Anni di Hardcore in Italia Vol​.​08: Back To The 90’s Bandcamp

27 anni di Eaten Back To Life!

Oggi voglio ricordare, con la vostra compagnia, uno dei dischi che ha fatto la storia del death metal: il 16 Agosto 1990 usciva il disco d’esordio dei leggendari Cannibal Corpse.

Essenzialmente la storia è questa: tra il 1986 e il 1988 (quando il thrash metal era ancora molto seguito) vedono la luce a Buffalo diverse band, le più rilevanti sono Beyond Death e Tirant Sin. I primi sono puri thrasher mentre i Tirant Sin sono influenzati dalla nascente scena death metal e quando queste band si sciolgono nel 1988 il chitarrista e il bassista dei Beyond Death (Alex Webster e Jack Owen) insieme a batterista, chitarrista e voce dei Tirant Sin (Paul Mazurkiewicz, Bob Rusay e Chris Barnes) decidono di tuffarsi in questo nuovo estremismo musicale fatto di maggiore velocità esecutiva, di tematiche splatter e gore e voce growl che porta il nome di Death Metal. Nascono cosi i Cannibal Corpse.

L’anno successivo della loro nascita, il 1989, la band rilascia una demo tape dal titolo “Cannibal Corpse” (chiamata da molti anche “Skull Full of Maggots“), autoprodotta in 200 copie (100 con la copertina bianca e 100 con la copertina rossa) che riscuote molto successo all’interno dell’underground e queste registrazioni unite a un piccolo colpo di fortuna li porteranno in contatto con il presidente della Metal Blade Mike Failey che li mette sotto contratto. Piccola precisazione: il piccolo colpo di fortuna consiste in ciò: La Metal Blade al tempo, constatando il successo della Earache di Digby “Dig” Pearson, aveva intenzione di approcciarsi al death metal e Mike Failey ebbe la demo dei Cannibal Corpse dal titolare di Chris Barnes, che al tempo lavorava in un negozio di dischi.

La produzione del disco venne affidata al produttore death metal anni 90 per ecellenza, Scott Burns ed ai suoi Morrisound Studios. Considerando le finanze dell’epoca della band (cioè molto scarse) Burns fu strepitoso, creando un muro sonoro di chitarre compattissime e una batteria rocciosa senza eguali, dando cosi potenza e impatto al disco. Con questo lavoro inizia anche la collaborazione storica con l’artista Vincent Locke, creando per i tempi una copertina estrema: uno Zombie intento a divorarsi da solo, artwork perfetto viste le liriche della band.

Eaten back to life nei suoi 36 minuti scarsi è devastante. Shredded Humans, il brano di apertura, è strutturata in crescendo, che culmina con l’esplosione di riff di chitarra violenti e ben supportati dal solido drumming con la doppia cassa di Mazurkiewicz. Edible Autopsy punta tutto su velocità esagerate, molto influenzata dal thrash di Sodom e Slayer. Palm-muting di chitarra e note suonate a velocità folli vengono sostenute da una batteria dritta ma incredibilmente efficace. Put Them to Death è molto simile alla precedente, viene aperta da un riff coinvolgente in pieno stile Bay area che, alternato ad un altro riff più veloce ed in tremolo picking, sorregge l’intero pezzo, dura poco ma è pura cattiveria. Mangled segue il percorso di velocità: riff assassini macinati con precisione. Un assalto Death Metal in piena regola, un muro sonoro creato apposta per far risuonare il growl di Barnes. Spettacolare il modo in cui il titolo della canzone viene letteralmente urlato, cantato all’unisono, accompagnato da una backing vocals di tutto rispetto: Glenn Benton dei Deicide. Una vera e propria esplosione di rabbia dove il basso di Webster si fa decisamente sentire. Scattered Remains parte thrashy, molto cadenzata (cosa che ovviamente non si proate a lungo) poi giù di riff, i Cannibal Corpse scatenano tutta la loro forza distruttiva (soprattutto nella parte cantata) e la sezione ritmica fa sentire appieno il suo valore. Arriviamo alla mia preferita: Born in a Casket. cosa posso dire: brutale e primitiva. Intro pesantissima, inquietante, che cresce pian piano…piccola accelerazione, poi si ritorna sui toni iniziali.. dopo poco si torna ancora una volta in blast beat violenti che sorreggono riff in tremolo picking, riff dannatamente perversi, disumani che ti catapultano nel mondo perverso e sadico dei Cannibal Corpse. Rotting Head è un colpo di pistola, fulminea e diretta dove si può ascoltare un Barnes intento a sputare parole senza sosta mentre la band, sempre a folli velocità, spara riff selvaggi, massicci e sempre dannatamente malvagi. The Undead Will Feast è la prova che si può andare più veloci del veloce, un brutale assalto fatto di Blast Beat continui, un Barnes che ringhia come un pit bull e ovviamente chitarre grezze e veloci. Bloody Chunks segue il mood del disco: canzone breve e senza fronzoli piena di Riff convulsi e veloci che si susseguono a ripetizione. A Skull of Maggots è un classico del quintetto. Partenza affidata alle chitarre che sfocia in un riff decisamente ispirato, poi un crescendo che crea una potente cavalcata Death Metal. La parte centrale del brano è cadenzata e ritmata come per smorzare la tensione ma è solo un momento, il gruppo chiude il pezzo in modo molto veloce con i precedenti riff, tagliandolo di netto come già accaduto in precedenza. Buried in the Backyard va a chiudere il disco, bel brano che parte con un inizio esclusivamente strumentale per due minuti abbondanti poi arriva Barnes con la sua voce diabolica, il ritmo cambia e diviene molto più cadenzato. Un rallentamento degno di nota, che non dura a lungo e che sfocia in seguito in una brillante ripartenza. Si ritorna ai riff iniziali poi improvvisamente, cambia tutto verso la fine. La corsa viene arrestata da un riff lento e monolitico che procede inarrestabile fino a quando i Cannibal Corpse non decidono di chiudere il pezzo.

In finale ho voluto omaggiare i grandi Cannibal Corpse con questa piccola recensione track to track del loro disco di esordio. Dopo 13 album, 29 anni di attività e solo due componenti originali in line up (Alex Webster e Paul Mazurkiewicz) rimangono ancora una delle icone del death metal, quello old school. L’articolo uscirà a cavallo con la mezzanotte perchè in alcuni siti scrivono 16 agosto, su altri 17, nel dubbio uscirà a cavallo cosi siamo sicuri.

Vi lascio con una piccola perla: Bob Rusay dovo aver lasciato i Cannibal Corpse nel 1993 ha perseguito una carriera come istruttore di golf.

Buon Rumore

 

 

 

A Denti Stretti Vol.08: Back To The 90

Come potete intuire dal titolo di questo articolo (e dalla foto riportata) stiamo lavorando all’ottavo volume della nostra amata compilation A Denti Stretti che per l’occasione sarà concentrata unicamente sulle band italiane che hanno popolato i 90.

Ho rispolverato la mia collezione perchè sto rippando personalmente dai vari lp e cd i brani che poi andranno a completare questa uscita. Uscirà in formato speciale (non so ancora come, la stiamo studiando bene) con un piccolo articolino scritto da me. Musicalmente ci sarà a disposizione 90 minuti quindi spero e cercherò di mettervi più brani possibili, poichè sarà impossibile inserire tutti in questo volume sto già valutando di fare altri speciali in futuro ma è ancora tutto in fase di costruzione. Attualmente l’unica cosa sicura sarà la tiratura delle tape, sempre sui 10 o massimo 15 pezzi.

Sarà il mio personale omaggio a un periodo musicale che ha sfornato (a mio papere) tra i dischi punk hardcore più belli mai realizzati fino ad ora, richiederà molto tempo e viste le numerose release che abbiamo in programma non so dire quando vedrà la luce ma arriverà.

Intanto siete avvisati cari lettori e sostenitori.

Buon Rumore

SDR