Il Comune non ci sta più, vuole affondare Atlantide

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Sono ormai 14 anni che Atlantide, lo spazio del cassero di Porta Santo Stefano, è gestito dai collettivi di auto-organizzazione femminista e auto-produzione musicale.

Antagonismogay/Laboratorio Smaschieramenti, Clitoristix/Quelle che non ci stanno e NullaOsta sono i gruppi che dal 1998 fanno vivere e promuovono liberta’, autonomia, visibilita’ politica per le donne e autoproduzione e distribuzione culturale indipendente.

Ci avevano già provato nel 2011 ad affondare Atlatide e il risultato fù che  lo spazio non venne assegnato  ne’ alle associazioni che rappresentavano i tre collettivi, ne’ ad alcuna altra associazione concorrente.

A gennaio di quest’anno un nuovo attacco, chiamato “Bando di Assegnazione”, che sembra aver assegnato la vittoria ad altre associazioni Xenia, Evoè e Mondodonna. Nonostante i numeri spazi vuoti che già ci sono il comune vuole proprio Atlantide.

Una delle 3 associazioni vincitrici, sembra essersi schierata dalla parte di Atlantide e aver rinunciato allo spazio.

Il 1 Aprile il secondo attacco, questo il comunicato di Atlantide, per intero:

L’1 aprile, sulle sponde di Atlantide, è stato rinvenuto uno sgradevole pesce d’aprile e purtroppo non è affatto uno scherzo. Comune e Quartiere, attraverso una lettera, già anonimamente annunciata a mezzo stampa, ci intimano di andarcene entro quindici giorni, dopo quindici anni di vita in quel posto. Si tratta, in realtà, di uno scarno mandato politico per lo sgombero che sarà un reparto antisommossa ad eseguire.”In difetto della riconsegna dell’immobile entro i suddetti termini – recita infatti il pesce d’aprile – sarà emesso a vostro carico ai sensi degli artt. 823 e ss. del c.c. ordine in via di autotutela di immediato sgombero”.

 

Si tratta dello stesso articolo del codice utilizzato anche per i beni confiscati alla mafia, la cui finalità è quella di reintegrare la collettività nel godimento di un bene.

Eppure, Atlantide è già da sempre un bene collettivo. Non solo stanno di fatto riducendo la nostra (r)esistenza a un problema di “ordine pubblico”, ma attraverso la retorica formale della legalità tentano persino di toglierci le parole per definirci. Insieme al danno, del resto, arriva sempre la beffa. Quando Atlantide è entrata nel Cassero di Porta Santo Stefano nel 1997, il piano terra era vuoto e inutilizzato da diversi anni. Fino al 1993 c’era la sede di una storica sezione del Psi, la sezione “Bentini”, inaugurata nel 1945 da Francesco Zanardi.

Ma non si è trattato di “riqualificazione”, bensì di riappropriazione diretta, attraverso la pratica dell’occupazione. Atlantide non ha alcun debito, nè materiale nè simbolico, con il Comune, né con altri tipi di istituzione. Non abbiamo mai ricevuto né richiesto finanziamenti pubblici, né privati. Al contrario, abbiamo utilizzato la nostra sede per finanziare altri progetti sociali, culturali e politici in cui credevamo.

Non era sussidiarietà, è invece promozione della soggettivazione politica e del sostegno all’autodeterminazione dei soggetti con cui siamo in relazione. Atlantide vive da più di quindici anni solo ed esclusivamente grazie all’impegno collettivo. Ma questo impegno non si chiama volontariato, si chiama autogestione. I legami sociali e politici che abbiamo costruito in questi anni sono tanti, saldi e forti, ma non sono rubricabili come “associazionismo”, perché sono il frutto dell’autorganizzazione.

Atlantide non è uno spazio pubblico in senso statuale, né uno spazio privato regolato dalle leggi del profitto. Atlantide è uno spazio comune e non (del) Comune. Un luogo di condivisione, che ha come fulcro la materialità delle vite, in un processo continuo e aperto di incontro, confronto, di rinegoziazione continua delle regole della con-vivenza sociale nello spazio di autogoverno che ci siamo date. Per questo abbiamo deciso di sciogliere le associazioni con cui avevamo firmato la convenzione nel 2008, Donnedimondo, Lo Spazio ed Eccentrica.

Per questo aderiamo al progetto di Comitato per la promozione e la tutela delle esperienze sociali di autogestione, lanciato da XM24 e raccolto da diversi spazi sociali, singolarità e realtà autorganizzate cittadine. Non è più tempo di camuffare le nostre esperienze di autogestione e autorganizzazione iscrivendole in un registro. Non è più tempo per la “normalità” delle convenzioni. Non è più tempo di permettere che ci mettano a(l) bando. E’ il tempo di rivendicare viso aperto tutto l’orgoglio per la nostra diversità. Atlantide resta dov’è.

 

Nemmeno le 700 persone che venerdì 11 aprile hanno partecipato al corteo che da Piazza Re Enzo ha raggiunto Atlantide sono servite, nemmeno 1300 messaggi firmati e nemmeno 40 comunicati di solidarietà ricevuti da collettivi, gruppi e associazioni da tutta Italia sono riusciti a far aprire gli occhi all’amministrazione bolognese.

Nonostante questa dimostrazione di impegno e sacrificio il comune chiude gli occhi e non vuole vedere cosa rappresenta per la collettività l’Atlantide.

L’unico modo per risolvere questa vicenda evitando l’intervento della celere è quello di trovare immediatamente una sistemazione alternativa per le due associazioni rimaste come “vincitrici” del bando, ovvero Xenia e Evoè, dopo alcune dichiarazioni pubbliche delle suddette associazioni che lascerebbero aperta questa soluzione.

Questo è il blog di Atlantide, che vi permetterà di seguire costantemente gli sviluppi di questa grandissima realtà.

 

 

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