Invecchiare, riempire i passi di silenzio e Ian Fleming

Invecchiando, oltre ai dolori e acciacchi causati da anni di working class e un tempo di reazione alle sbronze fottutamente più lungo, sviluppi un modo di vedere e percepire le cose diverso.
Poco tempo fa in macchina insieme alla mia dolce consorte mi sono trovato bloccato nel traffico, tra la noia della colonna e la voglia di qualcosa da ascoltare per non far esplodere la rottura di coglioni che era ai suoi massimi livelli ho chiesto alla mia lei di prendere un cd dalle infinite pile della macchina e mentre lei leggeva i titoli come una banditrice e io rispondevo come un vecchio acido ne esce con “casino Royale, Io e la mia Ombra“.
Lo so non si direbbe ma i Casino Royale mi hanno sempre incuriosito come progetto: partiti come crew ska/reggae negli anni hanno avuto una costante evoluzione fino a rilasciare nel 1993 Dainamaita e nel 1995 Sempre più vicini, entrambe per la Black Out, Sub-Label italiana della Polygram nata nei 90 grazie a Giuseppe Galimberti con l’intento di promuovere musica italiana “alternativa“.
Lo so che molti sorrideranno a questa affermazione ma all’epoca internet non c’era e registrare un disco fatto bene richiedeva soldi, talento e buone capacità musicali (cose che oggi sono rare) e all’epoca la Black Out rilasciò Verdena, Ritmo Tribale, CSI, Modena City Ramblers, Africa Unite e (questa è per pochi intenditori) Neffa & I Messaggeri Della Dopa.
Tornando a noi tutti i gruppi sopracitati non mi sono mai interessati ma i Casino Royale erano diversi, togliendo “Soul of Ska“, “Jungle Jubilee” e “Ten Golden Guns” che sono prettamente ska e reggae cantati in inglese nel 93 “Dainamaita” era davvero strano per quei tempi. Testi in italiano, chitarre distorte, fiati, scratch, contaminazioni Hip hop, dub, un rock molto influenzato dalla black music e a mio parere testi tra i più belli mai scritti dai milanesi (“sfioro il suo corpo con un dito, è mattino ed il sogno è svanito…“) il tutto sicuramente influenzato anche dalla partecipazione di DJ Gruff dei Sangue Misto.
Poi arriva “Sempre più vicini” nel 1995, prodotto dall’inglese Ben Young (Massive attack, Bisca) dove non solo c’è una maggior definizione dei suoni e una particolare attenzione all’armonia del tutto ma soprattutto raggiungono il giusto equilibrio tra reggae ed elettronica, venature rock imbastardite di R ‘n’ B e trip-hop (tra i primi nella penisola a cogliere la corrente trip-hop e reinterpretarla secondo i proprio canoni).
Non mi cimento nei lavori usciti dopo perchè CRX è troppo drum and bass per i miei gusti, Protect me e In My Soul Kingdom sono singoli, Reale è un mix di break-hop e funky-dub che a conti fatti non sa di niente, Not in the Face è un remix dub e Royale Rockers: The Reggae Sessions sono i pezzi dei Casino rifatti in chiave roots-reggae anni settanta. “Io e la mia Ombra” al momento teniamolo da parte perchè dobbiamo aprire una questione a parte.
Il problema era che nonostante fossi affascinato dal suono dei Casino Royale ascoltai quei due album più e più volte ma senza riuscire a capirli (da buon metallaro cercavo più che altro crossover e con molta probabilità non ho ascoltato quei dischi nel giusto mood) e alla fine furono accantonati e etichettati come “Boh, questa roba non la capisco“. Passano qualche anno e sistemando la stanza rispuntano questi due album, non passavo inno servati perchè “Dainamaita” era registrato sulla versione blu di festival 2000 mentre “Sempre più vicini” su quella rossa sempre dello stesso anno. Decisi di utilizzare i due dischi come colonna sonora per le pulizie casalinghe ma dopo nemmeno venti minuti le pulizie finirono perchè ero davvero rapito dalla musica. Ma come mai non ero riuscito a percepire prima la bellezza di quei dischi? ascoltandoli sentivo perfettamente l’idea della band e la bellezza dell’album era palpabile…allora perchè quando avevo ascoltato i medesimi dischi qualche anno prima non avevo sentito quelle sensazioni? Potevo sentire distintamente il valore del disco ma allora perchè quando li ascoltai per la prima volta non avevo percepito quelle sensazioni?
Semplice: la musica nella sua complessità artistica è astratta, strana e a volte di difficile interpretazione e in alcuni casi le tue esperienze o i tuoi ascolti posso influenzare il giudizio e la percezione finale del prodotto. Mi aspettavo un suono più pesante e quando per la prima volta ascoltai invece di soffermarmi sulla bellezza del disco mi ero concentrato sul fatto che non era presente il suono che cercavo io. Sicuramente nel tempo avevo affinato il mio orecchio, ci mancherebbe, ma contando che iniziavo a scrivere le prime recensioni e le prime cose per fanzine mi lasciò di merda quella scoperta.
A questo punto entra in ballo “io e la mia ombra“.


Erano passati dieci anni da quando avevo scoperto la band e sapere che avrebbero rilasciato un nuovo disco mi faceva piacere e allo stesso tempo, ovviamente, mi incuriosiva. Presi “io e la mia ombra” appena uscito, fuga a casa per buttarlo nel lettore e….niente. Si ok, interessante ma dentro di me era tornato quel “boh” che era nato al primo ascolto della band. Imparando miei errori decisi di mettere da parte il disco, dicendomi di riascoltarlo più avanti. Quel più avanti fu la famosa situazione in macchina con la mia consorte.
Quando il lettore della macchina fece partire il disco ne rimasi fulminato…un lavoro fatto con stile ed eleganza di una band che nella sua esistenza ha saputo maturare una coscienza fatta di proteste e cicatrici mantenendo come sfondo la loro città d’origine, pretesto per raccontare l’incertezza contemporanea dell’uomo urbano attraverso sperimentazione sonora fatta di vecchio e nuovo.
Detto questo, cari lettori, non lasciatevi influenzare dal primo ascolto. Spesso un disco può riservare anima e emozioni se si sa cogliere il giusto tempo per ascoltarlo.

Buon Rumore

 

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Gli anni passano gli orizzonti scompaiono

Era da un po che non riuscivo a trovare il tempo di “scrivere” qualcosa sul blog.

Sono pieno di bozze fatte di articoli, recensioni, riflessioni e altre cose ma dovete sapere che ho una stima troppo alta per la scrittura in generale per poter buttare tutto sul blog in maniera approssimativa. Scrivere è una forma di arte molto raffinata e delicata (per questo motivo nella prima frase ho inserito la parola tra le virgolette, in realtà non sono uno scrittore ma un semplice bloghettaro..) e prima di inserire qualcosa nel blog rileggo e rileggo più volte per essere sicuro di non avere inserito errori, parole sbagliate o altre cose. Insomma richiede una certa attenzione e una certa cura e nell’ultimo tempo non sono riuscito a trovare questo tempo, il perchè è molto semplice.

Ricordo ancora il mio primo giorno di lavoro, ottobre 2006. Era una piccola realtà di minuterie metalliche e dovevo occuparmi di macchine a controllo numerico. Lavoravo quasi 10 ore al giorno per 3,59 euro all’ora e vi assicuro che se vi sembrano pochi adesso erano pochi anche allora. Purtroppo però avevo bisogno di lavorare, mi dovevo pagare l’ultimo anno di scuola (avevo ben pensato di farmi bocciare in 5 superiore e mio padre giustamente mi ha dato un calcio in culo e mi ha detto “se vuoi finire la scuola ti paghi l’ultimo anno“) e comunque dovevo campare a fine mese. Da quel ottobre 2006 a oggi mi sono sempre dato da fare, lavorato in varie realtà (principalmente nel settore delle officine meccaniche, carpenteria e macchine a controllo numerico) ma senza dimenticarmi che non sono un numero ma una persona e infatti in alcune di queste realtà ci furono sfuriate, litigate e una o due volte sono volati pugni. Sono cresciuto (in ambito lavorativo) in situazioni dove la solidarietà tra insorti era l’unica arma per non essere inghiottito in un sistema di padroni e numeri. Adesso dopo 10 anni di classe operaia ho trovato una realtà che mi sta offrendo una occasione importante, un qualcosa che chiederà qualche sacrificio al momento ma che potrebbe permettermi di risolvere un po di problemi (economici e non) che mi porto a presso da molto/troppo tempo.

Per questo SDR da un mesetto a questa parte è silenziosa, perchè il lavoro mi sta prendendo tantissimo tempo e a breve dovrò trasferirmi (sempre in zona Padova, che per il sottoscritto è come Rebibbia per Zerocalcare sia chiaro) e il tempo per Scaglie di Rumore aimè resta sempre  poco. Questo non vuol dire che chiudiamo tutto, bandiera bianca e buonanotte al secchio, solo che saremo più sporadici, meno periodici ma sempre attivi.

Stiamo ancora lavorando sulla nostra ADS 8, abbiamo avuto l’onore di stampare i storici Deche Charge in split con i Diddleboro, abbiamo rilasciato la raccolta in tape dei giapponesi Gleamed (una delle realtà sludgecore mondiali più potenti in circolazione) e sono uscite diverse split tape dei nostri concittadini Eddie X Murphy, rispettivamente con i Harsh Noise Movement (UK), Rezeegtnuk (USA) e stasera anche il featuring con la nostra amica Nana, sul quale si stava lavorando da un po’ e che finalmente ha visto la luce.

Abbiamo ancora molte tape in preparazione, non sappiamo ancora quando saranno pronte ma saranno la fine del mondo.

 

Buon Rumore

Dr. Luca “Kela”

SDR Crew

A Denti Stretti, Anni di Hardcore in Italia Vol​.​08: Back To The 90’s

E alla fine eccoci qua.
La tape con box personalizzato, bootleg e tutto il resto uscirà appena pronta ma per il momento eccovi i file audio da sentire, come potete vedere sono 36 contro i 43 brani che avevamo annunciato ma per motivi di spazio abbiamo dovuto ridimensionare (purtroppo avevamo solo 90 minuti).
Prima di caricare qualcosa sul nostro “universoScaglie di Rumore ho il brutto vizio di mettere tutto in tape, prendere il mio caro e vecchio walkman, aprirmi una birra (preferibilmente Moretti) e sedermi sulla panca in giardino. Finito di ascoltare questa compilation ero carico, cazzo trentasei (no dieci o venti) band con trentasei modi diversi di fare punk hardcore. So che potrebbe essere scontato per una compilation ma, vi assicuro, NO! Ultimamente mi è capitato tra le mani svariato materiale underground italiano dove le parole Punk, hardcore, attitudine, Underground, DIY, Musica Indipendente si ripetevano in cotinuazione ma tutti questi argomenti dentro quei dischi o quelle registrazioni non c’erano. In alcuni c’era buona musica, altri erano piatti, monotoni che sapevano di già sentito e altri solo brutti.
Forse a molti suonatori indipendenti italioti è sfuggito un particolare: non è che perchè c’è un ritmo saltellato è punk e questa compilation da quel punto di vista vi regala un grande insegnamento: Per trentasei (ci tengo a sottolinearlo) brani queste band prima di metterci il suono ci mettevano (o ci mettono) idee e attitudine. In alcuni casi è più punk, in altri più metal, in alcuni più melodico e in altri più pesante….ogni band cercava la sua dimensione a livello di suono ma quello che si sentivano dentro è impresso nei lori brani e nei loro dischi. Il risultato sono dischi uno diverso dall’altro ma con un’anima, che ti trasmettono davvero qualcosa. Purtroppo con il tempo il concetto di Punk è stato in parte aglomerato nel mainstream, oggi avere la cresta e portare un giubbotto in pelle con le borchie è normale se non “cool” ma quando lo facevano questi ragazzi no. Quando hanno deciso di fare “Punk Hardcore” lo hanno fatto perchè se lo sentivano dentro non perchè era una moda o perchè si volevano far vedere migliori o diversi ma perchè qualcosa dentro di loro si è acceso ed è per questo che quando mi capita in mano una band x che usa le parole punk e hardcore sciomiottandone i suoni mi sale il veleno perchè è come se sminuisse quello che queste band hanno saputo creare e tramandare.
Con questa compilation spero di poter far capire ai più che il punk hardcore non ha mai avuto un suono ben definito, che non serve copiare a tutti i costi le band hardcore newyorkesi o quelle crust giapponesi per essere punk hardcore ma basta suonare quello che ci si sente dentro. Queste band hanno avuto la capacità di prendere l’eredità della scena punk italiana anni 80, mantenere integri l’attitudine e il messaggio ma facendo evolvere il suono, rendendolo più moderno e più vicino alla loro visione di musica.
Se questa A Denti Stretti ha visto la luce è grazie a l’aiuto di un amici (punx) che hanno voluto aiutarci inviandoci per mail le registrazioni dei loro LP, CD o tape, che nonostante siano a km di distanza (chi in Belgio, chi in Australia) e che siano passati anni dall’ultimo concerto vissuto insieme hanno ritagliato del tempo per mandarci i brani. Grazie a Roberto, Leonardo, Sara, Davide e Marcella per il supporto che hanno dato a questa uscita, forse per questa collaborazione internazionale più sentita che mai. Ci tengo a sottolineare che tutte le registrazioni arrivano dai dischi originali (tra le altre cose il grazie più sentito va a Roberto che si è fatto spedire da Mamma i suoi 7″ da Ferrara in Belgio), avremmo potuto fare a meno ma avrebbe perso di significato.
Detto questo grazie del tempo che ci avete dedicato e del supporto che ci date, speriamo che la tracklist da noi scelta sia di vostro gradimento. Come sempre sarà in free download, ergo potete ascoltare, scaricare e diffondere a profusione.
Concludendo….band italiane, perfavore: se avete attitudine dateci sotto e cercate la vostra dimensione. Se non avete attitudine ma sapete suonare togliete punk, hardcore e tutti questi termini a voi sconosciuti dai vostri dischi perchè avete rotto i coglioni, tanto sti cd li vendete lo stesso.
Con affetto, il vostro Dottore.

Buon Rumore

A Denti Stretti, Anni di Hardcore in Italia Vol​.​08: Back To The 90’s Bandcamp

27 anni di Eaten Back To Life!

Oggi voglio ricordare, con la vostra compagnia, uno dei dischi che ha fatto la storia del death metal: il 16 Agosto 1990 usciva il disco d’esordio dei leggendari Cannibal Corpse.

Essenzialmente la storia è questa: tra il 1986 e il 1988 (quando il thrash metal era ancora molto seguito) vedono la luce a Buffalo diverse band, le più rilevanti sono Beyond Death e Tirant Sin. I primi sono puri thrasher mentre i Tirant Sin sono influenzati dalla nascente scena death metal e quando queste band si sciolgono nel 1988 il chitarrista e il bassista dei Beyond Death (Alex Webster e Jack Owen) insieme a batterista, chitarrista e voce dei Tirant Sin (Paul Mazurkiewicz, Bob Rusay e Chris Barnes) decidono di tuffarsi in questo nuovo estremismo musicale fatto di maggiore velocità esecutiva, di tematiche splatter e gore e voce growl che porta il nome di Death Metal. Nascono cosi i Cannibal Corpse.

L’anno successivo della loro nascita, il 1989, la band rilascia una demo tape dal titolo “Cannibal Corpse” (chiamata da molti anche “Skull Full of Maggots“), autoprodotta in 200 copie (100 con la copertina bianca e 100 con la copertina rossa) che riscuote molto successo all’interno dell’underground e queste registrazioni unite a un piccolo colpo di fortuna li porteranno in contatto con il presidente della Metal Blade Mike Failey che li mette sotto contratto. Piccola precisazione: il piccolo colpo di fortuna consiste in ciò: La Metal Blade al tempo, constatando il successo della Earache di Digby “Dig” Pearson, aveva intenzione di approcciarsi al death metal e Mike Failey ebbe la demo dei Cannibal Corpse dal titolare di Chris Barnes, che al tempo lavorava in un negozio di dischi.

La produzione del disco venne affidata al produttore death metal anni 90 per ecellenza, Scott Burns ed ai suoi Morrisound Studios. Considerando le finanze dell’epoca della band (cioè molto scarse) Burns fu strepitoso, creando un muro sonoro di chitarre compattissime e una batteria rocciosa senza eguali, dando cosi potenza e impatto al disco. Con questo lavoro inizia anche la collaborazione storica con l’artista Vincent Locke, creando per i tempi una copertina estrema: uno Zombie intento a divorarsi da solo, artwork perfetto viste le liriche della band.

Eaten back to life nei suoi 36 minuti scarsi è devastante. Shredded Humans, il brano di apertura, è strutturata in crescendo, che culmina con l’esplosione di riff di chitarra violenti e ben supportati dal solido drumming con la doppia cassa di Mazurkiewicz. Edible Autopsy punta tutto su velocità esagerate, molto influenzata dal thrash di Sodom e Slayer. Palm-muting di chitarra e note suonate a velocità folli vengono sostenute da una batteria dritta ma incredibilmente efficace. Put Them to Death è molto simile alla precedente, viene aperta da un riff coinvolgente in pieno stile Bay area che, alternato ad un altro riff più veloce ed in tremolo picking, sorregge l’intero pezzo, dura poco ma è pura cattiveria. Mangled segue il percorso di velocità: riff assassini macinati con precisione. Un assalto Death Metal in piena regola, un muro sonoro creato apposta per far risuonare il growl di Barnes. Spettacolare il modo in cui il titolo della canzone viene letteralmente urlato, cantato all’unisono, accompagnato da una backing vocals di tutto rispetto: Glenn Benton dei Deicide. Una vera e propria esplosione di rabbia dove il basso di Webster si fa decisamente sentire. Scattered Remains parte thrashy, molto cadenzata (cosa che ovviamente non si proate a lungo) poi giù di riff, i Cannibal Corpse scatenano tutta la loro forza distruttiva (soprattutto nella parte cantata) e la sezione ritmica fa sentire appieno il suo valore. Arriviamo alla mia preferita: Born in a Casket. cosa posso dire: brutale e primitiva. Intro pesantissima, inquietante, che cresce pian piano…piccola accelerazione, poi si ritorna sui toni iniziali.. dopo poco si torna ancora una volta in blast beat violenti che sorreggono riff in tremolo picking, riff dannatamente perversi, disumani che ti catapultano nel mondo perverso e sadico dei Cannibal Corpse. Rotting Head è un colpo di pistola, fulminea e diretta dove si può ascoltare un Barnes intento a sputare parole senza sosta mentre la band, sempre a folli velocità, spara riff selvaggi, massicci e sempre dannatamente malvagi. The Undead Will Feast è la prova che si può andare più veloci del veloce, un brutale assalto fatto di Blast Beat continui, un Barnes che ringhia come un pit bull e ovviamente chitarre grezze e veloci. Bloody Chunks segue il mood del disco: canzone breve e senza fronzoli piena di Riff convulsi e veloci che si susseguono a ripetizione. A Skull of Maggots è un classico del quintetto. Partenza affidata alle chitarre che sfocia in un riff decisamente ispirato, poi un crescendo che crea una potente cavalcata Death Metal. La parte centrale del brano è cadenzata e ritmata come per smorzare la tensione ma è solo un momento, il gruppo chiude il pezzo in modo molto veloce con i precedenti riff, tagliandolo di netto come già accaduto in precedenza. Buried in the Backyard va a chiudere il disco, bel brano che parte con un inizio esclusivamente strumentale per due minuti abbondanti poi arriva Barnes con la sua voce diabolica, il ritmo cambia e diviene molto più cadenzato. Un rallentamento degno di nota, che non dura a lungo e che sfocia in seguito in una brillante ripartenza. Si ritorna ai riff iniziali poi improvvisamente, cambia tutto verso la fine. La corsa viene arrestata da un riff lento e monolitico che procede inarrestabile fino a quando i Cannibal Corpse non decidono di chiudere il pezzo.

In finale ho voluto omaggiare i grandi Cannibal Corpse con questa piccola recensione track to track del loro disco di esordio. Dopo 13 album, 29 anni di attività e solo due componenti originali in line up (Alex Webster e Paul Mazurkiewicz) rimangono ancora una delle icone del death metal, quello old school. L’articolo uscirà a cavallo con la mezzanotte perchè in alcuni siti scrivono 16 agosto, su altri 17, nel dubbio uscirà a cavallo cosi siamo sicuri.

Vi lascio con una piccola perla: Bob Rusay dovo aver lasciato i Cannibal Corpse nel 1993 ha perseguito una carriera come istruttore di golf.

Buon Rumore

 

 

 

A Denti Stretti Vol.08: Back To The 90

Come potete intuire dal titolo di questo articolo (e dalla foto riportata) stiamo lavorando all’ottavo volume della nostra amata compilation A Denti Stretti che per l’occasione sarà concentrata unicamente sulle band italiane che hanno popolato i 90.

Ho rispolverato la mia collezione perchè sto rippando personalmente dai vari lp e cd i brani che poi andranno a completare questa uscita. Uscirà in formato speciale (non so ancora come, la stiamo studiando bene) con un piccolo articolino scritto da me. Musicalmente ci sarà a disposizione 90 minuti quindi spero e cercherò di mettervi più brani possibili, poichè sarà impossibile inserire tutti in questo volume sto già valutando di fare altri speciali in futuro ma è ancora tutto in fase di costruzione. Attualmente l’unica cosa sicura sarà la tiratura delle tape, sempre sui 10 o massimo 15 pezzi.

Sarà il mio personale omaggio a un periodo musicale che ha sfornato (a mio papere) tra i dischi punk hardcore più belli mai realizzati fino ad ora, richiederà molto tempo e viste le numerose release che abbiamo in programma non so dire quando vedrà la luce ma arriverà.

Intanto siete avvisati cari lettori e sostenitori.

Buon Rumore

SDR

Punk nel sangue

In questa foto qualcuno mancherà sicuramente e ci sarà qualche volto in più (non ho dubbi) ma questo per noi True Bastards Raw Punx è fare.

Organizzare un concerto, condividere una serata, scambiarsi opinioni, idee, pensieri ma soprattutto divertirsi. Questo è quello che abbiamo voluto trasmettere in questi anni e abbiamo voluto trasmetterlo nel modo più semplice possibile: trovare un posto, chiamare qualche amico, ogni band porta qualcosa e via, si suona. Abbiamo imparato da chi era più saggio e esperto di noi (la triade Matteo, Mirco e Sica che ha salvato la scena locale in un periodo dove per combattere la noia c’era solo altra noia) e ci abbiamo provato cercando di atterrare sempre in piedi. Abbiamo sempre avuto qualche imprevisto ma abbiamo affrontato tutto, insieme.

Sabato la nostra Banchina Em Fogo si è accesa perchè le band coinvolte non suonano solo punk ma hanno quella attitudine punk che tante band oggi non hanno o non riescono a trovare. Le persone che militano nei Charged Attack, Zene e The Nutries militano in progetti e situazioni da svariato tempo e ci conosciamo da quando avevamo 15 o 16 anni circa ma la cosa bella è che nonostante siano passati dieci (in alcuni casi anche qualcosina in più) anni dai nostri incontri siamo gli stessi marcioni che si trovavano davanti al supermercato per prendersi la sportina con le birre, che prendevano treni senza biglietto per andare a vedere qualche concerto e che dormivano in qualche stazione schifosa aspettando di rientrare a casa. Siamo le stesse persone solo un po accacciate, chi fisicamente e chi economicamente, ma continuiamo a sopravvivere e rimanere fedeli a quel pensiero e quelle idee che ci siamo fatti da pischelli e che si sono consolidate nel tempo.

I Terror Revolucionário sono esattamente come noi, hanno attitudine punk da vendere e l’hanno dimostrato ampliamente sabato, regalandoci uno show da paura e una serata bellissima. In cuor nostro speriamo che il resto delle date gli regalo ancora tante emozioni, come questa Banchina Em Fogo ne ha regalate a noi TBRP.

Come vi avevo anticipato con il precedente post la nostra piccola congrega di punx dovrà prendersi una pausa, abbiamo delle cose nostre personali da sistemare e per farlo non possiamo dare anima e corpo nell’organizzare eventi come abbiamo sempre fatto e non ci sembra giusto, nei confronti delle band in tour e nei confronti di chi viene a supportare la serata. Confidiamo in cuor nostro che nascano nuove leve punk nei quattro comuni che “rappresentiamo” e che dentro di loro ci sia quella voglia e quella passione di organizzare qualcosa che dentro di noi arde più forte che mai.

Buon Rumore e ancora grazie Terror Revolucionário, punx brothers from brazil.

Muro di Ricordi

  

 

 

 

 

 

    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo muro di locandine fa venire un vero tuffo al cuore, almeno per me.

In tanti si sono sempre immaginati chissà quale grande storia e preparazione dietro un collettivo o ad una organizzazione ma nel caso, nel nostro caso, il True Bastards Raw Punx è nato sul tavolo di un bar da un gruppo di amici che un pò per aiutare le band di amici e un pò perchè volevano sentire qualcosa di diverso rispetto ai soliti gruppi che giravano per la zona hanno deciso di iniziare a organizzare serate. Tutto è stato affrontato in puro stile DIY: mangiare, strumentazione e dormire per le band in tour arrivava dalla disponibilità delle persone coinvolte e visto che la crew è composta da veneti (vicentini, veneziani e padovani per la precisione) si è cercato di portare i vari eventi nei diversi comuni. Alcuni eventi sono andati bene e altri no, alcuni non siamo proprio riusciti a farli, altre volte sono arrivati i signori in divisa a staccare tutto e una volta ci siamo trovati su una location senza corrente…nonostante tutto in questi ultimi quattro anni abbiamo cercato di fare del nostro meglio per far star bene le persone che “ospitavamo”. Tutti in questo collettivo sono musicisti e abbiamo cercato di offrire alle band di passaggio l’accoglienza e la disponibilità che ci sarebbe piaciuto trovare a noi se fossimo andati in tour con le nostre band.

Purtroppo però tutti noi abbiamo fatto un compromesso con la società, non per vivere ma per sopravvivere. Abbiamo un lavoro, alcuni una casa, chi una famiglia e gestire i propri problemi personali e le proprie passioni non è mai facile…oggi una buona parte di questo collettivo dopo aver tenuto i denti stretti per anni è sul punto di migliorare la sua situazione allentando quel compromesso con la società che da vecchi punx non abbiamo mai digerito. Quindi questo sabato ospiteremo le leggende crust brasiliane Terror Revolucionário con il nostro evento Banchina Em Fogo e cosa succederà dopo questo sabato al momento non sappiamo dirverlo. Per quanto siamo “alla buona” un minimo di organizzazione serve altrimenti le cose non vanno e quando ti accorgi che fai fatica a trovare il tempo per organizzare le cose allora è meglio fermarsi un attimo e riflettere su cosa si vuole fare. Da parte nostra cercheremo sempre di dare una mano e un aiuto alle band in tour o di passaggio ma purtroppo non potremmo farlo con la frequenza che ci piacerebbe avere.

Inutile dire che i rapporti tra di noi sono sempre li stessi, ci si vede meno per via dei troppi impegni ma siamo gli stessi ragazzi che quattro anni fa sul tavolo di un bar sognavano di chiamare band da chissà quale del mondo e portarla nel bar del proprio paese. Restiamo gli stessi marci, sporchi e imbecilli punx di sempre solo con qualche anno in più.

Buon Rumore